Furono i Fenici ad introdurre a Trapani la salicoltura ma fu grazie agli spagnoli, nel XVI secolo che “le saline” (vasche di diversa dimensione e profondità dentro le quali d’estate, si determina una veloce evaporazione dell’acqua marina e la conseguente cristallizzazione del sale) vennero ristrutturate ed ampliate e la coltivazione del sale diventò una voce importante dell’economia del luogo, trasformando Trapani in un grande scalo commerciale. Il sale veniva utilizzato come merce di scambio, tanto era prezioso. Ancora oggi da marzo a settembre si esercita in maniera tradizionale la millenaria coltivazione del sale. La visita nella riserva, il cui territorio occupa circa mille ettari è un viaggio tra montagne di sale, vasche, canali, mulini e bagli osservando stormi di uccelli in volo, ascoltando il rumore del vento e i richiami dei gabbiani, inspirando l’odore del mare e della flora mediterranea. Un vero e proprio paradiso naturalistico, ideale per i cultori di birdwatching e di biowatching. Dal 1995 la riserva è affidata al WWF. Da visitare il Museo delle Saline.